Nome scientifico
Flavoparmelia caperata (L.) Hale

Nota descrittiva
Flavoparmelia caperata è un lichene molto comune che, grazie ad una relativa resistenza agli inquinanti, può essere trovato anche nei pressi delle urbane. Cresce sui tronchi degli alberi e si presente come una rosetta con un diametro fino a 20 centimetri, di colore verde-giallastro. Ha un tallo folioso a lobi larghi fino a 1,3 centimetri, spesso rugoso al centro negli esemplari più grandi.

Descrizione morfologica
Il corpo (tallo) di questo lichene è folioso (ovvero presenta dei lobi simili a foglioline, lassamente attaccati al substrato), e forma delle rosette di diametro dai 5 ai 20 centimetri. I lobi sono larghi da 5 a 13 millimetri, e hanno gli apici arrotondati. La superficie è liscia, ma può diventare rugosa al centro negli esemplari più vecchi e grandi Questa specie si distingue bene per il colore verde giallastro della faccia superiore del tallo (dovuto alla presenza di acido usnico), che solo nelle forme che crescono all'ombra può essere grigio-verde. La faccia inferiore è nera al centro, bruna al margine. I soredi fuoriescono da sorali di forma irregolare presto confluenti, che spesso occupano l'intera porzione centrale del tallo; gli apoteci sono molto rari.

Nota ecologica
Flavoparmelia caperata è una specie di aree a clima temperato, diffusa in tutta Italia al di sotto della fascia montana. Cresce sulla scorza subacido-subneutra di alberi isolati o in boschi molto aperti, eccezionalmente anche su roccia nelle valli alpine più continentali. È comunissima e spesso abbondante nella fascia submediterranea, salvo che sul versante orientale della Penisola, dove è un po' meno frequente. Raggiunge la fascia mediterranea in aree con clima umido. Si può confondere facilmente con la più rara F. soredians, con cui a volte si associa, che però ha reazioni molto diverse e caratteri morfologici un po' diversi ma facilmente apprezzabili da un occhio esperto come diagnostici.

Contestualizzazione nella problematica ambientale della campagna
Questa specie è relativamente tollerante alla presenza di inquinanti, e in particolare ai cosiddetti gas fitotossici (ossidi di azoto e anidride solforosa). La sua presenza è comunque indice di un impatto antropico modesto. 

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LIFE13 ENV/IT/842

Progetto CSMON-LIFE, Cofinanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del Programma LIFE+.